03

DOSSIER EDITORIALE · TERRITORIO · IGP

Il paesaggio dentro il capolino

Zone di produzione, caratteristiche del prodotto e metodo di raccolta: la carta d’identità tecnica del Romanesco del Lazio.
01

Un’area che attraversa tre province

Il disciplinare limita la produzione a determinate aree delle province di Viterbo, Roma e Latina. Fra i comuni elencati compaiono Ladispoli, Cerveteri, Civitavecchia, Fiumicino, Roma, Campagnano, Sezze e altri territori nei quali la coltivazione ha sviluppato una presenza storica.

Questa geografia spiega il nome completo della denominazione: Carciofo Romanesco del Lazio. Ladispoli ne rappresenta una delle espressioni più note, ma il paesaggio produttivo è regionale.

02

Forma, colore e dimensioni

Per il consumo fresco il disciplinare descrive un capolino di forma sferica, con colore dal verde al violetto. Stabilisce inoltre dimensioni minime: dieci centimetri per i cimaroli e sette centimetri per i capolini di primo e secondo ordine.

Le cultivar storicamente descritte sono Castellammare e Campagnano con i relativi cloni. Cambiano precocità e produttività, ma rimangono riconoscibili la compattezza, l’assenza di spine e le sfumature violette delle brattee esterne.

03

Una raccolta manuale e scalare

La raccolta avviene a mano e in più passaggi, seguendo la maturazione dei capolini. Il periodo indicato inizia a gennaio e può proseguire fino a maggio. È questa continuità stagionale a collocare naturalmente la grande festa cittadina nel cuore della primavera.